I limiti al potere di vigilanza e di controllo del datore di lavoro

Vigilanza Lavoro

Vigilanza Lavoro

Il potere di vigilanza e di controllo da parte del datore di lavoro è diretto a verificare che lo svolgimento della attività lavorativa da parte dei lavoratori venga posta in essere in conformità e secondo le direttive da quest’ultimo impartite. Come è noto, lo Statuto dei Lavoratori pone una serie di limiti al predetto potere (cfr. artt. 2, 3, 4, 5, 6), al fine precipuo di garantire la libertà e la dignità dei lavoratori, salvaguardandone la personalità fisica e morale. 

In particolare, l’art. 4 dello St.Lav. pone, al primo comma, il divieto assoluto di effettuare i c.d. “controlli intenzionali a distanza”, ovvero controlli mediante impianti audiovisivi o apparecchiature comunque atte a sorvegliare a distanza l’attività dei lavoratori. Tuttavia, l’impiego di siffatte strumentazioni può essere consentito unicamente al ricorrere di obiettive esigenze organizzative e produttive ovvero di sicurezza del lavoro, a condizione però che la loro installazione sia subordinata al preventivo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza, con le commissioni interne, ovvero ancora, in caso di disaccordo, di apposita autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro territorialmente competente. In tal caso si parla di controlli preterintenzionali. Fra questi, si è soliti far rientrare i c.d. controlli difensivi, ovvero quelli diretti unicamente ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori e non anche a verificare l’esatto adempimento della prestazione lavorativa (cfr. Cass. Civ. 23/02/2010 n. 4375; un interessante commento della sentenza è disponibile qui).

Si ritengono, invece, estranei al campo di applicazione dell’art.4 dello Statuto dei lavoratori i controlli posti in essere ex post, dopo il comportamento illecito del lavoratore, in quanto finalizzati esclusivamente alla tutela del patrimonio aziendale (cfr. in tal senso Cass. Civ. 23/02/2012 n. 2722; si legga sempre qui un interessante commento della sentenza richiamata, così come qui).

In materia, è intervenuto in diverse occasioni anche il Garante della Privacy (cfr. le linee guida per la posta elettronica ed internet del 10/03/2007) specificando che tra le predette apparecchiature devono farsi rientrare anche tutte le strumentazioni hardware e software dirette a controllare i lavoratori, con specifico riferimento anche alla posta elettronica e all’utilizzo della rete internet. Ad es. risulta vietato utilizzare apparecchiature preordinate al controllo a distanza che consentano al datore di lavoro di ricostruire minuziosamente l’attività dei lavoratori, mediante la lettura sistematica e la registrazione dei messaggi di posta elettronica ovvero la memorizzazione delle pagine web visitate, ecc.

Il datore di lavoro può, invece, avvalersi, al fine di vigilare su possibili comportamenti illeciti dei lavoratori, nel rispetto della legge, di strumenti che consentano controlli “indiretti”, cioè misure tecnologiche in grado di minimizzare l’uso di dati identificativi dei lavoratori come i “filtri”, che impediscono operazioni incompatibili con l’attività lavorativa in questione.

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